venerdì 26 gennaio 2018

Carnevale: maschere, divertimenti e menù

   Il Carnevale non è mai stato una festa peculiare a Trapani e non ha mai offerto spettacoli particolari.  La tradizione storica, comunque, è ricca di esempi in cui i trapanesi  hanno adottato comportamenti festaioli e di divertimento pubblico molto originali. Trapani poi non ha mai avuto una maschera di Carnevale tipica, l'unica e la più antica maschera siciliana è quella di Peppe Nappa che non ha origini in una precisa città siciliana. Può essere palermitana, messinese o trapanese.
Peppe Nappa
disegno di V. Peralta
   Peppe Nappa nasce intorno alla metà del XVI sec. con la Commedia dell'Artein cui ha il ruolo di servitore, è goloso e un po' giullare, fannullone ma furbastro. 'Nappa' significa toppa dei calzoni in siciliano, la maschera così è il simbolo della miseria che nell'immaginario collettivo è rappresentata dalle toppe sugli abiti. 
   Le prime notizie storiche sul Carnevale a Trapani si hanno nella Historia di Trapani del Pugnatore (1545) in cui l'autore scrive che nel XVI secolo le manifestazioni coinvolgevano i quartieri della città. Durante i tre giorni di festa i popolani, vestiti a maschera, andavano in giro facendo gran baccano e pronunciando frasi licenziose mescolate a insulti e offese (anche verso le donne) provocando violente reazioni. Il luogo prescelto per questa pratica (certamente di cattivo gusto) a cui seguivano lanci di frutta e di verdure vari, era la Loggia. La conclusione di questo 'gioco' che oggi risulterebbe incomprensibile, era il rincorrersi vicendevolmente nei propri quartieri e che poteva ripetersi nella stessa giornata. L'indomani mattina poi tutti tornavano amichevolmente a raccontarsi i fatti ridendo tra loro.

sabato 9 dicembre 2017

'Detti' di Natale

   Di ogni tempo esistono modi di dire che riassumono la cultura popolare di una città: il linguaggio dialettale della vecchia Trapani ne è ricco. Rimangono conservate nella memoria delle generazioni più anziane alcune espressioni che si riferiscono al periodo natalizio come: "Dopu Natali, 'u friddu e a fami!" che sta a significare la triste realtà dei tempi di magra (per fortuna superati) dopo l'opulenza della festività natalizia; "Rurari di Natali a Santu Stefano" cioè durare pochissimo: 24 ore, appunto; "Di Santa Lucia a Natali: quantu un passu ri cani; di Natali all'annu novu: quantu un passu r'omu" che vuole dire come durante queste date le giornate si allungano, anche se il detto popolare contiene un errore perché il solstizio d'inverno non cade il 13 ma il 21 dicembre. La fondatezza dell'allungamento delle giornate post solstizio è però esistente. 
   Sarà compito delle generazioni più giovani custodire e tramandare questi 'detti' perché non spariscano del tutto.
Trapani, Museo Pepoli: presepe
  
  

sabato 2 dicembre 2017

Le 'senie' di un tempo

Cordova: noria presso il Guadalquivir
vicino ponte romano
   Con il termine 'senia 'a Trapani si indicavano gli orti coltivati che sorgevano attorno alla città.
   La senia o 'noria' (quest'ultimo è il nome spagnolo che a sua volta deriva dall'arabo 'na-ara' che significa: far zampillare) era il nome che veniva dato alla macchina che serviva a tirare l'acqua dai pozzi. Il sistema era innovativo rispetto alle tecniche tradizionali ed era stato inventato dagli arabi che lo importarono sia in Spagna che in Sicilia. Si trattava di una ruota idraulica (azionata per lo più da un asino oppure da un mulo, fatto girare con gli occhi bendati) che portava in superficie secchi d'acqua da un pozzo.
una 'senia' immaginata in opera (disegno di V. Peralta)
resti del molino de la Albolafia 
noria vista da vicino (Cordova)
(foto di G. Gandolfo)
   L'operazione di riempimento e sollevamento dei secchi era continuo ed era seguita dal capovolgimento dell'acqua in una vasca di accumulo, detta 'gebbia'. L'acqua poi, all'occorrenza, veniva distribuita per l'irrigazione dei campi tramite piccoli canali. Ai canali principali erano collegati i 'surgoli' che ospitavano le piante dove l'acqua arrivava spostando con la zappa un piccolo cumulo di terra (stagnaturi). La concimazione era tutta stallatica e gli anticrittogamici erano: 'u surfaru' (lo zolfo) e 'u cilestru' (il solfato di rame). La coltivazione delle piante da orto seguiva la stagionalità biologica di ciascuna di esse. All'inizio la conduzione della 'senia' era per lo più a carattere familiare.
   Le prime 'senie' si pensa che sorgessero tra la prima metà del XVI secolo e la fine del XVII secolo. L'addetto alla 'senia' cioè al pozzo veniva chiamato 'siniaru' o anche ortolano perché si dedicava alla coltivazione degli orti (ars hortolanorum). Col tempo i 'siniara' diventarono una categoria sociale dando vita ad aziende orticolticole con lavoratori dipendenti. Il mercato di verdura della città 'u scaru' per diversi decenni è stato rifornito giornalmente da 'siniara' locali ed è stato un punto di riferimento per venditori fissi ed ambulanti.

martedì 22 agosto 2017

L'arte del corallo

  Nei secoli passati l'arte del corallo ha reso così famosa Trapani in tutta Europa che la città diventò una delle capitali del corallo mediterraneo. Gli oggetti d'arte prodotti si trovano conservati ovunque nei musei d'Europa, ma soprattutto sono stati rinvenuti nelle collezioni di discendenti di viceré di Sicilia o di personalità politiche ed ecclesiastiche. La particolare maestria dimostrata dagli artigiani-artisti trapanesi assunse tale importanza nell'economia della città che i corollari diventarono una delle categorie più importanti nell'ambito dell'artigianato trapanese.
rametto di corallo, esposizione a Torre di Ligny
mostra di P. Fiorenza, dicembre 2012
   "Ars Corallarium et Sculptorum" fu chiamata la maestranza alla quale appartenevano i maestri corallari che abitavano e lavoravano nelle 25 botteghe della via "delli Corallari" a Trapani (secondo l' Orlandini) all'inizio del secolo, ma già nel 1698 il Nobile citava "l' honoratissima maestranza d'eccellenti scultori distribuiti in 40 e più officine". E ciò denota l’evolversi e il crescere di quest’arte.
   Gli artigiani che si dedicarono alla lavorazione del corallo già nei secoli XV e XVI erano pienamente inseriti nella struttura socio-economica della città. Essi avevano raggiunto un tenore di vita davvero confortevole: avevano case e botteghe ed avevano acquistato autonomia e peso d' imprenditori perché controllavano il mercato e facevano il prezzo dei lavori più pregiati. In città si trova una via intitolata ‘Via dei Corollari’ nel vecchio centro storico, dove un tempo erano concentrate le botteghe degli artigiani del corallo.

giovedì 17 agosto 2017

Piazza del Mercato

   Piazza del Mercato a Trapani fino a 20 anni fa veniva utilizzata come luogo delle bancarelle di frutta e verdura oltre che come mercato del pesce.
Piazza del Mercato, foto dal mensile
 Nuovo Panteco anno IV n. 27 1995
   La piazza, opera di Giovan Battista Salotti, fu costruita nel 1874 con ampio porticato ed archi a tutto sesto. Al centro era stata eretta una fontana con una Venere che esce dal mare, in bronzo (progettazione ing. Talotti), tutt'ora in situ.
piazza del mercato
Venere anadiomene
   La piazza sorge fuori dall'antica cinta muraria, un tempo oltrepassata Porta Felice (una delle porte della città).  La Porta Felice (non più esistente) era detta anche della 'Bocceria' (termine di derivazione francese) perché era prospiciente ad una costruzione dove si macellava il bestiame.
   Piazza del Mercato per la sua ampiezza e per la posizione favorevole in pieno centro storico, per molti anni è stata ritenuta il luogo più adatto alle esposizioni delle mercanzie degli ambulanti e alle vendite del pesce; gli stessi pescatori sotto il lungo porticato proponevano il loro pescato insieme ai commercianti con le loro postazioni fisse. Nonostante le pulizie, a causa del fetore che emanava, visto che si trattava di un mercato del pesce all'aperto, per motivi igienici la vendita del pesce è stata spostata in un luogo più idoneo in via Cristoforo Colombo, vicino al porto peschereccio.
   Dalla piazza ha inizio la passeggiata lungo le Mura di tramontana che conducono al Bastione Conca, antica
tramonto dalle mura di tramontana
costruzione strategica che permetteva ai soldati di controllare a ovest il tratto di mare su cui sfocia la città. Il percorso a piedi su questa splendida terrazza offre tramonti mozzafiato sul mare e piace molto ai turisti e agli 'habituè' trapanesi.
piazza del mercato, coro
Natale 2016
piazza del mercato, couscous days
agosto 2017
                                                                 
   Spostato il vecchio mercato, oggi la piazza viene utilizzata per eventi culturali e manifestazioni varie e rappresenta uno spazio di cui il vecchio centro storico aveva certamente bisogno. 

giovedì 10 agosto 2017

Vecchi costruttori navali

  Storia di una famiglia 
    La cantieristica navale a Trapani ha una lunga tradizione. I diversi cantieri navali fanno di Trapani il primo porto in Sicilia per la costruzione di pescherecci, navi e motoscafi da diporto.
   Le famiglie di imprenditori che operano nel settore cantieristico sono rimaste in pochi e più di un cantiere ha attraversato momenti non facili per colpa prima del Covid e poi delle varie crisi successive.
interno di un cantiere (oggi)
   Una famiglia di costruttori navali che gli addetti ai lavori cantieristici ricordano con stima è stata quella degli Stampa. Proveniente dalla Spagna erano arrivata in Sicilia alla fine del XV secolo. A prova di ciò ci sono i modelli utilizzati per la costruzione delle barche detti 'garbi' che sono del tipo spagnolo e diffusi successivamente tra i piccoli costruttori navali trapanesi. Notizie documentabili più recenti risalgono alla fine dell'800 quando, durante la costruzione delle cantine Florio di Marsala alcuni componenti della famiglia Stampa di Trapani furono chiamati alla costruzione delle botti di grandi dimensioni, oggi dette 'monumentali', dando origine a un ramo della famiglia Stampa tutt'ora esistente a Marsala.
   Uno dei fratelli Stampa della generazione ottocentesca, Mario Stampa (classe 1855), oltre a lavorare al cantiere a Trapani, operava anche oltremare nelle tonnare del Marocco. L'altro fratello di nome Giuseppe (classe 1858) anch'egli carpentiere navale era morto nel 1908 a porto Said in Egitto (aveva partecipato alla costruzione del Canale di Suez).
Mario Stampa aveva adottato i tre figli (due maschi e una femmina) del fratello Giuseppe morto prematuramente. I maschi si chiamavano uno Giuseppe, che si stabilì in Marocco e che morì a Tangeri nel 1967, e l'altro Vincenzo. Da lui ha avuto inizio la storia più recente dei costruttori navali  a Trapani.

lunedì 7 agosto 2017

Il teatro Garibaldi

   I trapanesi sono amanti della musica lirica e annualmente nella stagione estiva l'Ente 'Luglio musicale' offre ai cittadini spettacoli all'aperto alla Villa Margherita. La mia città vanta, però, il merito di avere avuto in passato un teatro di una rilevante importanza. Questo teatro non esiste più come edificio pubblico, anche se viene mantenuta viva la tradizione musicale in particolare quella del melodramma.
  Dalle cronache cittadine del 'Giornale della Intendenza' (ottobre 1849) e dagli Atti ufficiali del 'Decurionato' risulta che nel febbraio 1844, dopo la raccolta dei fondi da parte di tutte le classi sociali, fu posta la prima pietra del nuovo teatro (nella piazza Scarlatti) di cui la città era sprovvista. Incaricato di realizzare il progetto fu l'architetto Domenico Giannitrapani.
il teatro Garibaldi
disegno di V. Peralta
   I lavori furono iniziati nel 1844, e, tranne qualche breve interruzione (sommossa del '48), nonostante non fosse stato completato, fu inaugurato il 15 ottobre 1849 in occasione dell'onomastico della regina Maria Teresa. Venne intitolato a Re Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie e si chiamò 'Real Teatro Ferdinando'. La prima rappresentazione fu la 'Norma' di Vincenzo Bellini. Dopo l'unità d'Italia e la cacciata dei Borboni, venne intitolato a Giuseppe Garibaldi. 
   Il teatro ebbe una vita artistica molto intensa per circa un secolo, ma subì una triste sorte. Durante i bombardamenti bellici su Trapani (aprile 1943), venne colpito gravemente.
N. B.
Per le foto d'epoca bisogna consultare l' Archivio Fundarò Teatro Garibaldi.
Le immagini relative a Teatro Garibaldi a Trapani le potete trovare anche su siti Internet dedicati alla città.