lunedì 6 aprile 2026

Ligny

    Torre di Ligny è un’antica torre costiera situata sull’estremità occidentale di Trapani, tra due mari, il mar Tirreno e quello del Canale di Sicilia. Fu eretta nel 1671 durante la dominazione spagnola in Sicilia e prende il nome da Claude Lamoral, principe di Ligne, capitano generale del Regno di Sicilia.

È sorta sugli scogli che formano la prosecuzione della stretta lingua di terra della città antica (sulla punta della cosiddetta ‘falce’), fuori le mura. Era nata come piazzaforte di avvistamento e di difesa della città. Il suo compito, infatti, era quello di difendere Trapani dalle incursioni dei corsari barbareschi funzione che mantenne fino al 1802. Nel 1806 fu collegata con la terra attraverso un passaggio. Fino al 1861 sul tetto erano installati dei cannoni. Nel 1865 fu ceduta dal Demanio al Comune di Trapani e fu dapprima utilizzata come faro e poi come telegrafo. Durante la seconda guerra mondiale venne adoperata dalla Regia Marina come postazione

Progettata dall’architetto Carlos de Grunemberg è una robusta torre di forma quadrangolare che si restringe verso l’alto, ha quattro garitte in muratura che erano provviste di fanali per le segnalazioni. La torre è impostata su un basamento a gradoni costituito da grandi blocchi regolari di calcarenite ricavati dagli stessi scogli su cui è stata costruita. La struttura sovrastante fu realizzata con il tufo proveniente dalle cave di Favignana. L’interno è suddiviso così: al piano terra si apre una piccola sala con la volta a botte alla quale si affiancano due vani anch’essi voltati ed una scala in pietra. Al primo piano c’è una grande sala quadrata con volta a botte in pietra a vista affiancata da ambienti minori voltati e da una scala in pietra che prosegue al secondo livello, immettendo poi alla terrazza di copertura. I prospetti sono in pietra a vista, quello principale presenta sul piccolo portone d’ingresso una grande finestra ad arco ribassato sormontata da tre stemmi ed una lapide; in alto c’è un balcone sporgente sul coronamento. Aperture si aprono anche sugli altri prospetti tranne quello opposto all’ingresso.

La torre, che è stata in condizioni precarie per diversi anni, fu restaurata  nel 1979. Nel 1986 al suo interno fu istituito il Museo di Preistoria e il Museo del mare che oggi prende il nome di Museo Civico Torre di Ligny con reperti preistorici del territorio e non solo, e una sala archeologica marina con ancore, anfore di epoca punica e romana, elmi, della prima guerra punica (264-141 a. C.) e un rostro di bronzo recuperato in mare. 

Il percorso stradale per arrivare alla Torre di Ligny è accessibile solo a piedi perché vietato al traffico, viene scelto dai trapanesi come meta di passeggiate, e per godere della magnifica vista sulla città, su monte Erice e sulle isole Egadi di fronte. Per la sua posizione allungata sul mare la scogliera, su cui sorge la torre, viene scelta come luogo di balneazione per i tuffi in mare aperto dal basamento della torre e per le piscine naturali che si vengono a creare tra gli scogli.


domenica 29 marzo 2026

Carlo V a Trapani

    Una pagina di storia locale è quella dell’approdo a Trapani di Carlo V. Trapani ha avuto questo onore ma, pur trattandosi di un evento tanto importante non esiste abbastanza materiale storico a riguardo come, del resto,  sull’intera visita in Sicilia.

Carlo V (Van Dyck)

   Nel 1535 l’imperatore aveva lasciato l’Africa, dopo la conquista di Tunisi, giungendo prima nell’isola di Pantelleria, poi a Marettimo e quindi a Favignana per arrivare il 20 agosto a Trapani costretto dai venti contrari. Portava con sé  20.000 schiavi cristiani liberati in Tunisia. Rimase in città quattro giorni. Era accompagnato dai suoi più fidi collaboratori, nobili, generali, uomini politici e futuri viceré stimati dall’imperatore, alcuni dei quali avranno dei ruoli importanti nell’Isola. A Trapani Carlo V andò ad abitare nel palazzo dei Chiaromonte (palazzo passato, dopo alterne vicende, alla famiglia Sieri Pepoli). I Chiarominte furono una nobile e antica famiglia feudale e il loro palazzo era sito di fronte alla porta centrale della chiesa di San Nicola (che usavano come cappella). Per ringraziare dell’ospitalità ricevuta Carlo V donò ai Chiaromonte una grande vasca di alabastro portata dall’Africa come bottino di guerra che fu a sua volta da loro ceduta alla chiesa di San Nicola e dove attualmente si trova usata come fonte battesimale. 

Altri doni furono fatti ad altre chiese per esempio a San Pietro fu donato uno stendardo di broccato d’oro e al convento dell’ Annunziata furono donate due porte di legno coperte di ferro di provenienza tunisina anch’esse. Le porte sono state scoperte incastonate nel portone d’ingresso nella villa davanti il Santuario. Mentre per quanto riguarda la clamide di seta rossa non si ha notizia a chi fu donata e dove si trova.

Inoltre fu proprio a Trapani che l’imperatore giurò, riconfermandoli, i privilegi della città. Una lapide marmorea conservata al museo Pepoli della città documenta che la cerimonia fu celebrata a Sant’Agostino (le notizie sone quelle riportate nel libro di G.E. Di Blasi, Storia del Regno di Sicilia, Palermo 1847 e ristampato nel1981). Altre notizie sono frutto di ricerca personale. 
La foto accanto riguarda la facciata della chiesa di Sant’Agostino





I ritratti di Carlo V sono quelli fatti da Tiziano: 

Carlo V a Müblberg ((1548)
Carlo V in piedi col cane 1532-33)

lunedì 26 agosto 2024

La Chiesa di Sant’Agostino

   La Chiesa di Sant’Agostino a Trapani è una delle più antiche chiese della città e si trova nel centro storico nella piazzetta Saturno nota per la sua fontana punto di riferimento e luogo di appuntamenti cittadini. Fu edificata nel 1101 come cappella dei Templari anche se passò poi ad altri ordini, fu, infatti, nel 1313 che passò sotto l’ordine di Sant’Agostino.

Il prospetto
I padri agostiniani l’ampliarono e costruirono un attiguo convento che oggi non esiste più. Due date sono state fondamentali per la chiesa perché legate alla storia di Trapani. Nel 1535 Carlo V durante il suo soggiorno in città, di ritorno dalla sua vittoriosa spedizione in nord Africa, proprio in questa chiesa, divenuta nel frattempo chiesa del Senato, riconobbe e confermò i privilegi ai cittadini trapanesi: ‘Drepanum civitas invictissima in qua Caesar primum iuravit’. Altra data da ricordare è il 1943 quando, durante il secondo conflitto mondiale, fu in parte distrutta dai bombardamenti nemici in quanto vicinissima al porto. I bombardamenti distrussero l’abside e parte della navata che vennero poi ricostruiti. In seguito la chiesa fu chiusa al culto e poi modificata. Dopo aver assunto la funzione di auditorium è oggi destinata a polo espositivo del museo diocesano. Dopo le modifiche che l’hanno trasformata restano originare il prospetto con facciata a capanna, il portale ad archi ogivali strombati e il rosone.


Il rosone
Sul portale, dentro una nicchia, è collocata una scultura del Gagini raffigurante la Madonna col Bambino. La chiesa risponde ai canoni architettonici del gotico, con qualche variazione. Il magnifico rosone (in stile chiaramontano) scavato e cesellato in pietra, è costruito con pietra proveniente dalle cave di Pietretagliate, in esso sono presenti i simboli delle tre religioni monoteiste: le gelosie traforate (specie di persiane per il passaggio dell’aria) sono arabe, le stelle di David ebraiche, e l’Agnus Dei cristiano. Dentro il rosone archetti intrecciati si intrecciano su colonnine convergenti sull’Agnus Dei posto al centro. L’eleganza e la raffinata bellezza di questo rosone ne hanno fatto un simbolo della città.

venerdì 26 luglio 2024

La spiaggia di San Giuliano

   La spiaggia di San Giuliano è la spiaggia più frequentata a Trapani e si estende per qualche chilometro sul lungomare Dante Alighieri al confine con la località balneare di Erice. È una spiaggia dalla sabbia dorata e quasi sempre ha acque limpide e pulite. Questo tratto di mare lungo la costa sabbiosa fino alla baia dei mulini ha un colore che cambia dal verde smeraldo all’azzurro intenso e un largo fondale basso che digrada verso il largo.

   La spiaggia, molto vicina alla città con la quale è collegata anche con i mezzi pubblici, è frequentata soprattutto da famiglie con bambini ma va bene per tutti anche per i turisti che alloggiano in città. Nel mese di agosto ma anche negli altri mesi estivi con i caldi intensi di quest’ultimo periodo è affollatissima. È libera per lungo tratto e questo ne favorisce una fruizione popolare ma comprende anche lidi privati attrezzati: i servizi di salvataggio, di docce e di bagni pubblici sono attivi solo nei lidi privati mentre nessun servizio di salvaguardia e di esigenze essenziali è presente nella spiaggia libera.    
   Di fronte la spiaggia, dal lato del polo universitario, ultimamente sono sorti anche alcuni servizi pranzo, bar, gelaterie e pizzerie.  Ad inizio estate la spiaggia viene pulita ma già a campagna balneare iniziata si verifica un certo degrado ambientale. A volte anche, a causa del vento, vengono portati a riva alghe che si depositano sulla battigia dopo le mareggiate: se restano spiaggiate a lungo sono soggette a putrefazione oppure così come arrivano vengono portate via dalle onde stesse.
La pulizia della spiaggia viene poco curata soprattutto al limite dell’arenile, sotto la casamatta, dove affiorano anche rocce e piccoli pezzi di marmo che il mare ha smussato e levigato. Col tempo tutto l’arenile, stretto e lungo per natura, si è ulteriormente impoverito della sabbia iniziale e tende sempre più a ridursi.



mercoledì 10 aprile 2024

Chiesa del Collegio

   La Chiesa del Collegio è uno dei pochi esempi di arte barocca e uno dei principali edifici religiosi della città di Trapani. Dedicata all’Immacolata Concezione si trova all’inizio del Corso Vittorio Emanuele nel centro storico di Trapani. Il complesso architettonico in cui è inserita comprende anche l’edificio dell’ex collegio (poi diventato Liceo Classico L. Ximenes) e l’ex convento dei Gesuiti. La storia di questa chiesa e degli altri due edifici attigui è legata alla presenza dei Gesuiti a Trapani. Tra il 1581 e il 1596 i Gesuiti avevano avuto il permesso di costruire la chiesa con le donazioni del Senato di Trapani con annessi gli altri due edifici adiacenti.

   La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1616 e il completamento dei lavori esterni avvenne nel 1705. La storia della sua fabbrica occupa quindi un arco di tempo lungo per questo nell’edificio coesistono stili e linguaggi diversi con predominanza del barocco. Alla sua realizzazione contribuirono diversi architetti e artisti, quando però nel 1767 la Compagnia dei Gesuiti fu soppressa la chiesa, che era ancora in fase di decorazione, rimase incompleta all’interno. Dal 1961 è rimasta chiusa per molti anni e solo nel 2003 venne riaperta nonostante avesse bisogno di lavori di restauro che si sono conclusi solo nel 2011. Oggi rimane aperta al pubblico ed è visitabile; per l’irrisoria cifra di 1 euro si può contribuire al mantenimento dei lavori di sistemazione. La facciata della Chiesa, tra barocco e manierismo, è ornata di marmo e composta da due colonne con capitelli corinzi, il portale è affiancato da due cariatidi e da due angeli che sorreggono lo stemma dei Gesuiti.


L’interno è a tre navate con file di colonne di marmo ed archi a tutto sesto mentre le pareti e la volta della navata centrale sono decorate con quadri di stucco a mezzo rilievo e rifiniti in oro con scene dell’Antico Testamento.
Al centro dell’abside centrale c’è l’Immacolata (in marmo di Carrara) mentre a metà navata centrale domina il pulpito di marmo mischio. Le absidi laterali e le cappelle meriterebbero una descrizione minuziosa che lascio agli esperti e agli studiosi, mi sento solo di dire che la Chiesa del Collegio rappresenta un patrimonio di grande valore artistico e culturale e un gioiello del barocco trapanese.


giovedì 14 marzo 2024

Il Lazzaretto

   Il Lazzaretto a Trapani fu costruito per iniziativa del tenente generale Giovan Battista Fardella tra il 1831 e il 1838. Sorge sull’isola di San’Antonio, oggi unita alla terraferma, dove nella prima metà del secolo XIII venne edificata la Chiesa di Sant’Antonio del Mare e aveva la funzione di ospitare quelli che si erano ammalati attraverso il contagio durante le epidemie (per lo più di peste) che colpivano la città. Gli infetti degli equipaggi delle navi che giungevano a Trapani venivano, infatti, tenuti sotto osservazione dentro il lazzaretto per uso e secondo la qualità dell’infezione per limitare la diffusione delle malattie e prevenire le epidemie proponendo così una specie di quarantena. Vi venivano isolati anche animali e merci varie sospettate di essere stati infettati. Dietro il lazzaretto esisteva un cimitero per i malati che non ne uscivano vivi. Il luogo non era certamente dei più salubri e non mancarono le lamentele cittadine in nome della salute pubblica. 

Il luogo è ideale per godere di una magnifica vista sulla città di Trapani che si allunga dal porto fino a Torre di Ligny con la Colombaia di fronte e lo sguardo compreso tra il monte Erice e le isole Egadi. Per raggiungerlo basta percorrere (molti trapanesi lo fanno in macchina) la strada che costeggia il porto peschereccio, vicino il porto. Proprietario ne è il Comune di Trapani e attualmente vi ha sede la sezione trapanese della Lega navale italiana. Architettonicamente non ha un grande valore, ha una forma semicircolare a ferro di cavallo con un ampio cortile centrale, non slanciata ma piuttosto appiattita.
Molte parti dell’edificio sono inutilizzate, la città resta pertanto in attesa di una riqualificazione del posto che dal punto di vista turistico, essendo uno dei posti panoramici più interessanti della città di Trapani potrebbe avere diversi usi.
Trovandosi su un’isola, dal lato della Colombaia molte barche le fanno da cornice nell’acqua bassa e stagnante, ma una passeggiata in macchina l’abbiamo fatta tutti fino al Lazzaretto se non altro per ammirare, quando avviene, lo spettacolare tramonto sul mare.

mercoledì 19 luglio 2023

Il Catito

    Il Catito rappresenta l’emblema della Trapani che non esiste più. Sito nel quartiere San Pietro nella vecchia Trapani e adiacente alla Giudecca fu in passato una zona abitativa condivisa da ebrei e arabi. Il suo nome deriva dal latino catonium (mondo sotterraneo) ed un tempo era abitato dai ceti sociali più bassi. 
Le sue case avevano un cortile interno derivante dal peristilium romano e dalla corte araba dove si svolgeva la vita della comunità. Attualmente alcune di queste case sono state trasformate in abitazioni di accoglienza turistica (come bed and breakfast) e per una clientela senza troppe pretese; in loco è sorta anche qualche trattoria che prepara piatti locali a buon prezzo.
L'accesso al Catito è dato da Via Catito (una traversa di Via XXX Gennaio), una via stretta e tortuosa che introduce in un luogo ancora in parte degradato ma che ha tanta storia e cultura alle spalle e che è sempre stata considerata dai trapanesi una via abitata da gente molto facile al litigio e dedita a vivere giornalmente di espedienti, da ultimo anche luogo di spaccio di droga.      

                                                                                                                                      

Ma in passato questa via e tutte le altre vie del quartiere San Pietro sono state il cuore pulsante della città, luogo di attività lavorative che sostenevano l’economia di Trapani. Durante l’ultima guerra il Catito è stato distrutto dai bombardamenti come parte del vecchio centro storico ed è rimasto per anni in stato di semiabbandono con case fatiscenti e considerato simbolo di degrado sociale. Considerate le iniziative di rivalutazione in atto, percorrendolo oggi si ha l’impressione che gli abitanti del posto cerchino di riscattarsi dalle ombre del passato più recente.