giovedì 14 marzo 2024

Il Lazzaretto

   Il Lazzaretto a Trapani fu costruito per iniziativa del tenente generale Giovan Battista Fardella tra il 1831 e il 1838. Sorge sull’isola di San’Antonio, oggi unita alla terraferma, dove nella prima metà del secolo XIII venne edificata la Chiesa di Sant’Antonio del Mare e aveva la funzione di ospitare quelli che si erano ammalati attraverso il contagio durante le epidemie (per lo più di peste) che colpivano la città. Gli infetti degli equipaggi delle navi che giungevano a Trapani venivano, infatti, tenuti sotto osservazione dentro il lazzaretto per uso e secondo la qualità dell’infezione per limitare la diffusione delle malattie e prevenire le epidemie proponendo così una specie di quarantena. Vi venivano isolati anche animali e merci varie sospettate di essere stati infettati. Dietro il lazzaretto esisteva un cimitero per i malati che non ne uscivano vivi. Il luogo non era certamente dei più salubri e non mancarono le lamentele cittadine in nome della salute pubblica. 

Il luogo è ideale per godere di una magnifica vista sulla città di Trapani che si allunga dal porto fino a Torre di Ligny con la Colombaia di fronte e lo sguardo compreso tra il monte Erice e le isole Egadi. Per raggiungerlo basta percorrere (molti trapanesi lo fanno in macchina) la strada che costeggia il porto peschereccio, vicino il porto. Proprietario ne è il Comune di Trapani e attualmente vi ha sede la sezione trapanese della Lega navale italiana. Architettonicamente non ha un grande valore, ha una forma semicircolare a ferro di cavallo con un ampio cortile centrale, non slanciata ma piuttosto appiattita.
Molte parti dell’edificio sono inutilizzate, la città resta pertanto in attesa di una riqualificazione del posto che dal punto di vista turistico, essendo uno dei posti panoramici più interessanti della città di Trapani potrebbe avere diversi usi.
Trovandosi su un’isola, dal lato della Colombaia molte barche le fanno da cornice nell’acqua bassa e stagnante, ma una passeggiata in macchina l’abbiamo fatta tutti fino al Lazzaretto se non altro per ammirare, quando avviene, lo spettacolare tramonto sul mare.

mercoledì 19 luglio 2023

Il Catito

    Il Catito rappresenta l’emblema della Trapani che non esiste più. Sito nel quartiere San Pietro nella vecchia Trapani e adiacente alla Giudecca fu in passato una zona abitativa condivisa da ebrei e arabi. Il suo nome deriva dal latino catonium (mondo sotterraneo) ed un tempo era abitato dai ceti sociali più bassi. 
Le sue case avevano un cortile interno derivante dal peristilium romano e dalla corte araba dove si svolgeva la vita della comunità. Attualmente alcune di queste case sono state trasformate in abitazioni di accoglienza turistica (come bed and breakfast) e per una clientela senza troppe pretese; in loco è sorta anche qualche trattoria che prepara piatti locali a buon prezzo.
L'accesso al Catito è dato da Via Catito (una traversa di Via XXX Gennaio), una via stretta e tortuosa che introduce in un luogo ancora in parte degradato ma che ha tanta storia e cultura alle spalle e che è sempre stata considerata dai trapanesi una via abitata da gente molto facile al litigio e dedita a vivere giornalmente di espedienti, da ultimo anche luogo di spaccio di droga.      

                                                                                                                                      

Ma in passato questa via e tutte le altre vie del quartiere San Pietro sono state il cuore pulsante della città, luogo di attività lavorative che sostenevano l’economia di Trapani. Durante l’ultima guerra il Catito è stato distrutto dai bombardamenti come parte del vecchio centro storico ed è rimasto per anni in stato di semiabbandono con case fatiscenti e considerato simbolo di degrado sociale. Considerate le iniziative di rivalutazione in atto, percorrendolo oggi si ha l’impressione che gli abitanti del posto cerchino di riscattarsi dalle ombre del passato più recente.

sabato 15 luglio 2023

La Giudecca

   A Trapani la Giudecca era il luogo fisico dove gli Ebrei erano raccolti in comunità. La loro presenza in città viene citata dalle fonti già dal 70 d. C. ma i primi riferimenti storici sono del XIII secolo e si intuisce che siano stati presenti già nel periodo arabo. All’inizio gli Ebrei, che avevano una loro identità etnico-religiosa precisa, si riunivano in una piccola sinagoga nel quartiere Casalicchio (oggi San Pietro) staccati dal resto delle altre comunità religiose. Originariamente furono soggetti ad una emarginazione che andò sempre più progredendo dovuta al folclore religioso diverso da quello arabo per cui si ripiegarono a rinchiudersi dentro la ‘Judeca’.

Anche le continue controversie con i cristiani non facilitavano i rapporti tra le due comunità e tra le cause di attrito vi furono la suddivisione delle tasse, la difesa della città, la costruzione delle mura ed il rifornimento d’acqua. Gli episodi di ostilità e la propaganda antisemita da parte degli altri gruppi ebbe come conseguenza la loro espulsione dalla città con l’editto di Ferdinando il Cattolico del 1492. Ma ci furono anche molti episodi di solidarietà tra gli ebrei e i trapanesi dovute a parentele e ad interessi economici che ormai si erano stabiliti tra di loro. Gli Ebrei svolgevano attività multiformi di artigianato e del commercio di prodotti agricoli e del pescato (corallo, tonno) ma erano anche bottegai ed esercitavano la medicina e la chirurgia. Furono banchieri e si dice anche usurai. Il loro esodo ebbe come effetto negativo l’interruzione di alcune attività artigianali di rilievo e mercantili con il Nord Africa rilevanti per l’economia cittadina.
   Per comprendere la consistenza del contributo che essi avevano dato allo sviluppo economico della città basta ricordare che numericamente la comunità ebraica di Trapani fu la terza della Sicilia dopo Palermo e Siracusa.

   Nel vecchio centro storico di Trapani il sito del quartiere ebraico e della Sinagoga è stato individuato nel quartiere odierno di San Pietro. Nella Giudecca, nella via omonima, si conserva il palazzo Ciambra appartenente ad una nobile famiglia che pare risalga agli inizi del ‘500. Nel 1901 il palazzo fu acquistato dal Comune che nel secondo dopoguerra lo cedette ai proprietari di una tipografia per risanare debiti contratti durante il periodo bellico. L’architettura è catalana (stile plateresco) con la facciata della torre ornata di conci e bugne a forma di diamante e un portale con arco ogivale sormontato dallo stemma della famiglia Ciambra. Inserito tra le costruzioni del vecchio centro storico rimane un po’ nascosto e rischia di passare inosservato ai visitatori. È abitato da privati quindi non è visitabile al suo interno ma se ne può ammirare la bellezza artistica esterna nonostante il trascorrere del tempo e l’incuria degli uomini.

mercoledì 5 aprile 2023

Trapani, dopo le difficoltà i progetti per il futuro

 Dopo un periodo positivo e di successo turistico la città ha subito anch’essa, come tutte le altre mete turistiche siciliane, un arresto devastante a causa del diffondersi del Covid 19. Gli anni della pandemia hanno fermato la voglia di viaggiare e di muoversi per paura di ritrovarsi contagiati dal virus. A pagarne maggiormente le conseguenze è stato soprattutto il turismo da pochi anni decollato a Trapani e che ormai trainava l’economia locale e anche le attività tradizionali con tutte le altre piccole imprenditorialità e iniziative di rilancio del territorio. Aboliti anche gli eventi e le manifestazioni cittadine come la secolare processione dei Misteri la città ha subito una forte apatia generale che certamente non le ha fatto bene come la chiusura dei ristoranti nel centro storico e di tutti gli altri locali che avevano cominciato a dare vivacità alla vita serale cittadina. Come se tutto ciò non bastasse, ad una pur lieve e stentata ripresa i cui effetti ancora non si vedono chiaramente, si sono aggiunte nell’ultima parte del 2022 altre difficoltà che da un anno a questa parte colpiscono le attività locali: crisi energetica in primo piano ma anche gli allagamenti in città (un disastro per i commercianti) e la siccità nelle campagne, grave calamità per l’agricoltura di cui vive l’entroterra trapanese.

  Dopo la fine della pandemia qualcosa si sta muovendo come il nuovo progetto del porto di Trapani che è stato presentato nell’agosto del 2022. Il conseguente miglioramento delle competitività del sistema portuale e delle attività che ad esso sono legate dovrebbe dare nuovo slancio commerciale alla città. Effettivamente il potenziamento dei traffici delle merci andrà a vantaggio di tutto il territorio trapanese perché il porto ha sempre avuto un forte legame con Trapani dal punto di vista storico-culturale e geografico ma soprattutto commerciale.
Soprannominata la città-porto Trapani è nata e si è sviluppata grazie al suo porto naturale sin dall’antichità ed è innegabile che il porto ha occupato un posto fondamentale anche per il turismo. La sosta delle navi da crociera con i tour organizzati nelle località vicine incomparabili per bellezza naturale, ricche di storia e di secolari tradizioni ha fatto conoscere il territorio e il suo patrimonio artistico e culturale.
  Punto focale dell’ambizioso progetto turistico è da sempre l’aeroporto Vincenzo Florio che avrà anch’esso un ruolo importante per il rilancio territoriale nel prossimo futuro. Per l’estate 2023 infatti le tratte previste saranno numerose tra quelle nazionali e quelle internazionali. Tutto ciò dovrebbe portare ad un aumento sostanziale dei flussi turistici ai quali punta per i prossimi anni l’amministrazione trapanese sia quella uscente che quella che si insedierà dopo le elezioni del 2023.

martedì 16 agosto 2022

La Madonna di Trapani


 
   Il 16 Agosto a Trapani si celebra Maria SS. Il Simulacro della celebre Madonna, le cui pratiche del culto sono celebrate dai Padri Carmelitani, si trova nel grandioso Santuario dell’Annunziata. La Madonna è co-patrona della città di Trapani insieme a Sant’Alberto ed è molto venerata dai trapanesi, molto devoti anche per i numerosi miracoli che in passato le sono stati attribuiti. In suo onore l’1 Agosto a Trapani ha inizio la “quindicina” durante la quale i pellegrini si recano al Santuario per pregare e toccare la statua della Madonna custodita nella sua cappella alla quale accedono in fila. Sempre il 16 Agosto, a conclusione dei giorni di pellegrinaggio, le viene celebrata una messa nella Basilica-Santuario, cosiddetta Chiesa Grande. Lo stesso giorno al porto di Trapani, verso mezzanotte, si concluderanno i festeggiamenti con i tradizionali fuochi d’artificio. Quanto al legame che esiste con la città si crede che la Madonna sia arrivata a Trapani proveniente dalla Siria ad opera di un cavaliere templare di Pisa che, a causa di una tempesta, era approdato sulla costa trapanese e che, salvatosi miracolosamente, ne facesse dono al Senato della città. Ma diverse sono le leggende intorno al suo arrivo e tutte legate a miracolosi avvenimenti. Attribuita alla bottega di Nino Pisano, artisticamente la scultura è di straordinaria bellezza, costruita in marmo pario, alta a grandezza naturale (165 cm).  La Madonna alla sua sinistra sorregge il Bambino che guarda verso di lei che, invece, ha lo sguardo rivolto verso i fedeli. Entrambi portano una corona in oro. La Madonna ha un volto particolarmente amabile e un sguardo dolce e sembra mostrarsi benevola e misericordiosa verso coloro che la contemplano.

mercoledì 30 marzo 2022

L’acqua chiaramontana

  Come scrive il Pugnatore nell’Istoria di Trapani l’acqua che sgorgava dalla fontana sovrastata dalla statua di Saturno nel centro storico di Trapani, davanti la chiesa di Sant’Agostino, fu chiamata chiaramontana perché condotta in città dai Chiaramonte. I Chiaramonte furono una nobile famiglia siciliana attivi nella vita politica trapanese nel XIV secolo. L’acqua, che i Chiaramonte avevano dichiarata necessaria per la vita quotidiana dei cittadini, scendeva dal versante sud-est di Monte Erice per giungere fino al luogo vicino la chiesa di Sant’Agostino e, arrivata a destinazione, cadeva in una vasca di marmo. Scrive sempre il Pugnatore ‘ se le fece d’intorno una nobil conserva di pietra dell’armi della città medesima adornata, dalla quale per quattro grossi cannoli di bronzo nel soggiacente vaso a pubblica comodità di tutta la gente continovamente cadeva’. Sul posto arrivava già un’altra acqua che però era salmastra e quindi non adatta agli usi domestici dei cittadini o ad essere bevuta.

   La fontana del Saturno fu costruita in loco nel 1342 per ricordare l’acquedotto che aveva portato l’acqua dentro le mura della città. Purtroppo la fontana con la sua acqua pubblica ebbe vita breve lasciando la città priva di questo servizio alla cittadinanza. Oggi la fontana del Saturno rimane uno dei simboli del centro storico di Trapani ma solo pochi trapanesi conoscono la sua vera origine e perché era stata posta lì.                                                                                     

sabato 1 maggio 2021

Il fiume Birgi

   Uno dei fiumi più noti del territorio trapanese è il Birgi che sfocia nel mar Tirreno tra Trapani e Marsala sviluppandosi per 43 km. Il fiume nasce dai rilievi collinari di Monte Murfi e Piano Neve e dal complesso di Montagna Grande e attraversa tre comuni: di Buseto Palizzolo, in parte di Trapani e di Paceco; durante questo suo percorso cambia più volte nome tra cui Fittasi all’inizio e Chinisia alla fine. Infatti l’ultimo tratto è stato deviato ed incanalato nel fiume Chinisia che sfocia a nord di Torre San Teodoro, foce che si trova a circa due Km a sud dell’aereoporto di Trapani-Birgi. Attraversa così un’area territoriale in prevalenza collinare per finire in una pianura costiera.
   L’aspetto morfologico più rilevante è la presenza delle saline di Trapani e Paceco, il sito che si estende alla foce del fiume costituisce una delle più importanti zone umide della Sicilia occidentale. Esiste un legame stretto tra l’abitato di Birgi e la storia della laguna dello Stagnone. Dalla contrada di  Birgi Vecchi partiva, ed esiste tutt’ora, una strada sott’acqua lastricata che collegava la terraferma con l’isola di Mozia, antica colonia fenicia, che ancora oggi si può percorrere sui carretti. La strada era stata costruita nel VI secolo a.C. Per via dello spostamento della necropoli di Mozia sulla terraferma, a Birgi appunto. Le fonti letterarie e i resti archeologici testimoniano che i Fenici frequentavano tutta l’area costiera della Sicilia occidentale di cui avevano occupato isole e litorali.