sabato 27 ottobre 2018

Fontana del Tritone

   Magnifica dopo il restauro, è uno dei monumenti simboli della città. Posta nella parte opposta di Piazza Vittorio Emanuele II, è stata costruita nel 1890 durante l'amministrazione Nunzio Nasi per celebrare la nascita dell'acquedotto 'Dammusi' che forniva l'acqua a Trapani. Il suo aspetto originario era  privo di ornamenti scultorei. Nel 1951 al centro della fontana fu posta una scultura realizzata dallo scultore trapanese Domenico Li Muli. La scultura, secondo il progetto iniziale doveva essere in bronzo, per mancanza di fondi fu invece adoperato il cemento armato.


   La scena rappresentata è tratta dalla mitologia classica: Tritone mezzo uomo e mezzo pesce, rapisce le Naiadi, Ninfe delle acque dolci figlie di Zeus.
   La fontana ha una forma ottagonale con dei vasi (da notare che non sempre sono fioriti) posti ai lati ed è attorniata da panchine in marmo dove spesso sostano giovani studenti e turisti. Alte palme contribuiscono a riempire lo spazio intorno in cui oltre alla vasca e alla scenografica scultura centrale domina il verde delle aiuole e degli alberi (ben curati).
   Dopo un lungo periodo di abbandono e degrado, nell'estate del 2018, la fontana è tornata a splendere come in passato, con la pulizia dello sporco provocato dall'acqua stagnante e con il ripristino degli zampilli d'acqua prima ostruiti.

lunedì 20 agosto 2018

'Santu Libbettu'

   Il 7 agosto a Trapani si festeggia Sant'Alberto. Nato a Trapani nel 1240 da una illustre famiglia si votò alla castità e visse rinunciando alle ricchezze e alla vita mondana. Dotato di una forte oratoria si distinse soprattutto per la sua predicazione con la quale riuscì a convertire molti ebrei. A Messina dove si trasferì e visse morì il 7 agosto nel 1307.   
la cappella
In vita si era molto prodigato per sfamare la città durante l'assedio da parte del duca di Calabria. Per la sua oratoria, per le sue azioni volte alla carità e soprattutto per le conversioni fatte la sua fama crebbe fuori di Messina e fu additato come vero carmelitano. Fu il primo santo del Carmelo ad essere venerato e insignito del titolo di patrono e protettore dell'Ordine dei Carmelitani.
   Dai trapanesi viene considerato compatrono assieme alla Madonna di Trapani. E' custodito nella Basilica dell'Annunziata a Trapani dentro una sua cappella. La cappella fu eretta nel 1586. La statua di Sant’Alberto degli Abati è una statua reliquiario perché custodisce le sue reliquie tra cui il teschio intero. 
la statua nella Cattedrale
dopo il trasporto
festeggiamenti 2019 per i
compatroni della città
  La statua è tutta d'argento ed è opera dell’argentiere Vincenzo Bonaiuto. Per i festeggiamenti del santo nei giorni antecedenti al 7 agosto viene lucidata e preparata per l’evento. Ogni anno, la vigilia della sua festa, su un carro guidato da devoti, viene trasportata in processione fino alla Cattedrale nel centro storico dove rimane fino al 9 agosto. Al suo ritorno all'Annunziata le frasi che accolgono il santo sono caratteristiche:"Ittamuccilla 'na santa uci! Viva Maria e Santu Libbettu!
davanti la cappella
2019, via Torrearsa nel
centro storico
 
facciata della Cattedrale illuminata
festeggiamenti 2018

venerdì 22 giugno 2018

Le caserme che non ci sono più

   Chi è interessato alle opere militare della città saprà che a Trapani, nei secoli scorsi, c'erano diverse caserme: di una di queste sono scomparse completamente le tracce materiali, di un'altra rimangono pochi resti e di altre sono rimaste le trasformazioni per le nuove destinazioni d'uso.
piazza Vittorio Emanuele
   Una di queste caserme sorgeva proprio al centro della città dove si apre la spaziosa piazza Vittorio Emanuele con il Monumento al Re opera dello scultore Giovanni Duprè (1882); la piazza, che ospita anche delle aiuole alberate con delle palme diventate gigantesche, comunica con la villa Margherita, giardino pubblico e, a mezzo del viale Regina Margherita con la piazza Vittorio Veneto ove sorgono il monumento ai Caduti e il Palazzo della Provincia.
monumento a V. Emanuele II
   Dietro il monumento a Vittorio Emanuele II (nelle vecchie guide topografiche) c'era una Caserma anch'essa intitolata a Vittorio Emanuele e inglobata, fino al 1956, nel Quartiere Militare. Trapani era sede di Distretto militare sin dal 1870 e il Comune nel 1873 aveva costruito lì la caserma. Nella caserma risiedeva il Reggimento distrettuale che poi si trasferì nell'altra caserma di via XXX Gennaio fino alla seconda guerra mondiale. A Trapani l'ultima caserma, la Giannettino, ora l'unica in città, fu costruita intorno al 1940 e ultimata nell'immediato dopoguerra (Mario Serraino, Storia di Trapani, vol. II 1976). Fu verso la fine degli anni '50 che l'area della vecchia caserma Vittorio Emanuele avrebbe dovuto essere occupata dal 'Centro Direzionale Garibaldi' (come si leggeva sui giornali dell'epoca), una specie di tendone da circo adibito a svago e divertimento (e per fortuna mai attuato).

domenica 18 marzo 2018

La Processione dei Misteri

Nella mia città, Trapani, è viva la tradizione per i riti della Settimana Santa:la processione dei Misteri è uno di questi.  
   Ogni venerdì di Pasqua Trapani dà vita ad una solenne e suggestiva processione che occupa un posto di rilievo tra quelle che si svolgono nei Paesi cattolici dove più radicate sono rimaste le tradizioni spagnole. 
   L' usanza, infatti, è ancora diffusa nei territori che furono dominati dalla Spagna; nella Sicilia occidentale, rimasta  culturalmente più  legata alla Spagna, la processione dei Misteri di Trapani è una delle più importanti. 

una sosta
gruppo: Gesù nell'orto dei Getsemani
   A Trapani il sacro evento costituisce oggi il momento più emozionante e rappresentativo della vita religiosa della città. Dal pomeriggio del Venerdì Santo fino a tutta la mattinata del sabato seguente, gruppi statuari, chiamati "Misteri", rappresentanti i principali momenti della Passione e della Morte di Cristo, percorrono in un lungo e lento corteo  le vie della città. Una folla di fedeli e di visitatori è presente numerosa per tutta la durata della sfilata e partecipa con profonda commozione alla dolorosa  "Via Crucis" che si snoda per le stradine del centro storico fino a  percorrere tutta la via G.B. Fardella, la principale arteria della città (attualmente giungendo fino a piazza Martiri d'Ungheria).
   Come tutti i miei concittadini, ogni anno, non posso anch'io mancare a questo sacro evento. Tutte le famiglie trapanesi per l'occasione si riversano per le strade per vedere sfilare i Misteri. Il corteo è lungo e lento ma l'attesa non pesa perché la sera in cui 'escono' i Misteri rappresenta anche un momento di grande rilevanza sociale: per strada ci si incontra con amici, parenti e conoscenti. 

gruppo: il Sepolcro

   Le origini del Rito sono complesse e la sua evoluzione altrettanto complicata: in quattrocento anni di storia, prima di giungere alla configurazione moderna ed attuale, la tradizione di condurre i Sacri Gruppi dei Misteri in processione ha subito diversi passaggi e modifiche fino ad alcune novità come l’abolizione degli incappucciati (1999), da secoli simbolo della processione stessa e, successivamente, l'introduzione di un coro di bambini (Scuola Elementare Umberto di Savoia). 
   Per chi volesse saperne di più sulla processione rimando all'altro mio blog ritipasquablogspot.it dove troverete anche gli altri riti processionali che si svolgono nel territorio trapanese, nel resto della Sicilia, a Malta, in Andalusia e nella regione messicana di Oaxaca.

venerdì 26 gennaio 2018

Carnevale: maschere, divertimenti e menù

   Il Carnevale non è mai stato una festa peculiare a Trapani e non ha mai offerto spettacoli particolari.  La tradizione storica, comunque, è ricca di esempi in cui i trapanesi  hanno adottato comportamenti festaioli e di divertimento pubblico molto originali. Trapani poi non ha mai avuto una maschera di Carnevale tipica, l'unica e la più antica maschera siciliana è quella di Peppe Nappa che non ha origini in una precisa città siciliana. Può essere palermitana, messinese o trapanese.
Peppe Nappa
disegno di V. Peralta
   Peppe Nappa nasce intorno alla metà del XVI sec. con la Commedia dell'Artein cui ha il ruolo di servitore, è goloso e un po' giullare, fannullone ma furbastro. 'Nappa' significa toppa dei calzoni in siciliano, la maschera così è il simbolo della miseria che nell'immaginario collettivo è rappresentata dalle toppe sugli abiti. 
   Le prime notizie storiche sul Carnevale a Trapani si hanno nella Historia di Trapani del Pugnatore (1545) in cui l'autore scrive che nel XVI secolo le manifestazioni coinvolgevano i quartieri della città. Durante i tre giorni di festa i popolani, vestiti a maschera, andavano in giro facendo gran baccano e pronunciando frasi licenziose mescolate a insulti e offese (anche verso le donne) provocando violente reazioni. Il luogo prescelto per questa pratica (certamente di cattivo gusto) a cui seguivano lanci di frutta e di verdure vari, era la Loggia. La conclusione di questo 'gioco' che oggi risulterebbe incomprensibile, era il rincorrersi vicendevolmente nei propri quartieri e che poteva ripetersi nella stessa giornata. L'indomani mattina poi tutti tornavano amichevolmente a raccontarsi i fatti ridendo tra loro.

sabato 9 dicembre 2017

'Detti' di Natale

   Di ogni tempo esistono modi di dire che riassumono la cultura popolare di una città: il linguaggio dialettale della vecchia Trapani ne è ricco. Rimangono conservate nella memoria delle generazioni più anziane alcune espressioni che si riferiscono al periodo natalizio come: "Dopu Natali, 'u friddu e a fami!" che sta a significare la triste realtà dei tempi di magra (per fortuna superati) dopo l'opulenza della festività natalizia; "Rurari di Natali a Santu Stefano" cioè durare pochissimo: 24 ore, appunto; "Di Santa Lucia a Natali: quantu un passu ri cani; di Natali all'annu novu: quantu un passu r'omu" che vuole dire come durante queste date le giornate si allungano, anche se il detto popolare contiene un errore perché il solstizio d'inverno non cade il 13 ma il 21 dicembre. La fondatezza dell'allungamento delle giornate post solstizio è però esistente. 
   Sarà compito delle generazioni più giovani custodire e tramandare questi 'detti' perché non spariscano del tutto.
Trapani, Museo Pepoli: presepe
  
  

sabato 2 dicembre 2017

Le 'senie' di un tempo

Cordova: noria presso il Guadalquivir
vicino ponte romano
   Con il termine 'senia 'a Trapani si indicavano gli orti coltivati che sorgevano attorno alla città.
   La senia o 'noria' (quest'ultimo è il nome spagnolo che a sua volta deriva dall'arabo 'na-ara' che significa: far zampillare) era il nome che veniva dato alla macchina che serviva a tirare l'acqua dai pozzi. Il sistema era innovativo rispetto alle tecniche tradizionali ed era stato inventato dagli arabi che lo importarono sia in Spagna che in Sicilia. Si trattava di una ruota idraulica (azionata per lo più da un asino oppure da un mulo, fatto girare con gli occhi bendati) che portava in superficie secchi d'acqua da un pozzo.
una 'senia' immaginata in opera (disegno di V. Peralta)
resti del molino de la Albolafia 
noria vista da vicino (Cordova)
(foto di G. Gandolfo)
   L'operazione di riempimento e sollevamento dei secchi era continuo ed era seguita dal capovolgimento dell'acqua in una vasca di accumulo, detta 'gebbia'. L'acqua poi, all'occorrenza, veniva distribuita per l'irrigazione dei campi tramite piccoli canali. Ai canali principali erano collegati i 'surgoli' che ospitavano le piante dove l'acqua arrivava spostando con la zappa un piccolo cumulo di terra (stagnaturi). La concimazione era tutta stallatica e gli anticrittogamici erano: 'u surfaru' (lo zolfo) e 'u cilestru' (il solfato di rame). La coltivazione delle piante da orto seguiva la stagionalità biologica di ciascuna di esse. All'inizio la conduzione della 'senia' era per lo più a carattere familiare.
   Le prime 'senie' si pensa che sorgessero tra la prima metà del XVI secolo e la fine del XVII secolo. L'addetto alla 'senia' cioè al pozzo veniva chiamato 'siniaru' o anche ortolano perché si dedicava alla coltivazione degli orti (ars hortolanorum). Col tempo i 'siniara' diventarono una categoria sociale dando vita ad aziende orticolticole con lavoratori dipendenti. Il mercato di verdura della città 'u scaru' per diversi decenni è stato rifornito giornalmente da 'siniara' locali ed è stato un punto di riferimento per venditori fissi ed ambulanti.