martedì 27 agosto 2019

Mulino a 'rischio'

   Il mulino 'Maria Stella' del XVI secolo, simbolo delle saline di Trapani e Paceco, considerato assieme alle sue storiche saline un bene culturale a ambientale da proteggere, è a rischio crollo. 



Questo l'allarme lanciato da un articolo del Giornale di Sicilia già nel 2018. La Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali aveva lanciato un appello ai legittimi proprietari affinché dessero inizio ai lavori per la messa in sicurezza e per il restauro dell' immobile, ma a tutt'ora niente è stato fatto e dall'esterno sono sempre più evidenti i segni del suo prossimo degrado se al più presto non si dà inizio ai lavori di ristrutturazione.

   Meta di visitatori nel periodo estivo, soprattutto ad agosto quando il sale viene raccolto e i tramonti sulle saline lasciano incantati, il mulino e la salina che lo circonda offrono uno spettacolo suggestivo che non ha eguali!  


mercoledì 21 agosto 2019

Napola è...

   Il territorio attorno a Trapani, quello più vicino alla città, ha diverse frazioni che lo caratterizzano ciascuna per una particolarità propria e che può essere gastronomica, dolciaria, vinicola, o altro. Ad esempio nella zona ericina compresa tra Valderice, Paceco e Trapani si trova la piccola frazione di Napola che fa parte del comune di Erice.
ulivi in mezzo alle case
Napola, via Milano
   La statale 113 della Settentrionale Sicula l'attraversa in pieno. Sono circa 1.000 le persone che vi abitano, il clima è favorevole tutto l'anno, i servizi principali sono tutti presenti e la viabilità è buona.
   Se vi capita di percorrere via Milano, la via principiale, l'unica, noterete dei murales che rappresentano le fasi della vendemmia. La loro realizzazione (qualcuno si è scolorito) è avvenuta in occasione delle varie sagre dell'uva che sono state organizzate a partire dagli anni '70 e da qualche decina d'anni non più con cadenza annuale.
murales con grappoli d'uva
   Gli abitanti  di Napola si dedicano tradizionalmente alle attività rurali (vigneti e uliveti sono le coltivazioni più diffuse con quelle di frumento e meloni), molti napolesi poi, pur lavorando in città, preferiscono vivere in questa piccola frazione circondata dalla campagna e lontano dal traffico e dal rumore della città e a soli dieci km di distanza; vicina anche alle ben note località turistiche del trapanese da qualche anno vi è sorto qualche bed & breakfast divenendo un buon punto di partenza per le escursioni sul territorio (Erice, San Vito Lo Capo).


coltivazione di meloni
Erice sullo sfondo

martedì 23 luglio 2019

Un antico mestiere scomparso

   Nel trapanese sono diversi gli antichi mestieri scomparsi appartenenti a una civiltà per lo più contadina che si basava su una vita di lavoro duro e difficile.
   Di questi mestieri è possibile ricostruirne gli aspetti più caratteristici per conservarli nella memoria e farli conoscere ad un pubblico più vasto. Chi è interessato può anche approfondire l'argomento consultando testi di storici locali, etnologi e studiosi in genere della cultura siciliana più genuina. 
   Lo "scuparu" era uno dei mestieri più diffusi, di solito si trattava di un contadino che per alcuni mesi dell'anno andava a raccogliere in montagna le foglie della palma nana (chamaerops humilis), una specie che cresce spontanea nelle zone asciutte del trapanese anche lungo la costa. Le foglie di questa pianta venivano asciugate prima al sole e poi ridotte sottilmente e intrecciate per darle forme diverse, così si costruivano zerbini, ventagli per la calura estiva, contenitori di varie misure, scope domestiche, corde.
artigiani al lavoro
Presepe Vivente (Custonaci)
   L' esecuzione delle scope era la più comune e la sua tecnica era molto semplice: mazzetti di palma nana venivano avvolti  in cima dalla corda di "curina", una canna avvolta dalla stessa "curina" avrebbe poi completato la scopa. L' oggetto che ne derivava era molto ruvido ma resistente e utile durante i lavori della vita domestica. Principalmente l'uso della scopa era rivolt o a scopare le camere delle case contadine che avevano una pavimentazione rustica fatta di mattoni rossi o a pulire il forno quando si cuoceva il pane.
borsa, ventaglio,
 scopino e cestino 
   Quando vennero scoperti nuovi materiali per fabbricare le scope, gli artigiani locali non ebbero più alcun motivo di produrre questi strumenti così come i tappeti  o "assiruni", le borse ("coffe") e i "muscalori" cioè i ventagli. Oggi solo pochi anziani continuano a produrre manufatti di palma nana e a proporli ai turisti come testimonianza di una civiltà contadina d'altri tempi.       
scope e altri manufatti artigianali

giovedì 13 dicembre 2018

'Cuccia' e arancine per Santa Lucia

   La 'cuccia' è un piatto rituale che a Trapani si consuma il giorno di Santa Lucia. Di solito, almeno secondo la tradizione, la mattina del 13 dicembre si faceva colazione con la 'cuccia'. E' quasi come un dolce ed è facilissimo prepararla, pochi gli ingredienti base: grano duro, vino cotto, zucchero. 
    Nelle famiglie si preparava in tempo perché il grano doveva restare a bagno per un paio di giorni (cambiando almeno due volte l'acqua) prima di essere cotto. A fine cottura (in acqua), dopo circa 5 ore, il grano veniva scolato e condito con vino cotto e zucchero. Il condimento poteva avvenire anche con la ricotta e la cannella, con cioccolato a scaglie oppure con crema pasticcera, miele fuso, canditi.
   L'uso di mangiare il grano bollito risale ai tempi dei Greci in occasione della festa di Dioniso a dicembre. Le origini siciliane risalgono al XVII secolo perché pare che in tempi di carestia in Sicilia la folla per sfamarsi più in fretta consumasse il grano lesso senza passare prima da un mulino per macinarlo. La 'cuccia' è stata per lungo tempo l'alimento che sostituiva per un giorno il pane e la pasta.


 


  Il consumo del riso per il 13 dicembre, quasi sempre sotto forma di arancine, è più moderno ed ha ammorbidito un po' la tradizione del divieto di pane e pasta che  una volta era molto più rigida (soprattutto nel ragusano).
  Gli arancini o arancine, come vengono chiamate nel trapanese e nel palermitano, sono diffusi in tutta la Sicilia e si possono trovare tutto l'anno nelle rosticcerie cittadine, si preparano anche in casa e si prestano a numerose varianti. Il riso è l'ingrediente principale e la ricetta classica è quella al ragù. Oltre che con un ripieno di tritato di carne e piselli, le arancine possono essere farcite con prosciutto cotto, formaggio e burro, oppure con spinaci e salsiccia, almeno quelle più comuni.

domenica 9 dicembre 2018

'Sfinci' di Natale

   
'sfinci' comprate

   Dall'Immacolata fino all'Epifania i dolci che nella mia città si mangiano per le festività sono le 'sfinci' che a Trapani fanno parte della pasticceria tradizionale. Quando ancora non si usava comprare i panettoni e per le festività natalizie ci si riuniva in famiglia, fare le 'sfinci' in casa era un appuntamento rituale, soprattutto la notte di Natale o a San Silvestro. Me lo ricordo anch'io! Oggi l'usanza di prepararli in casa è quasi finita, si comprano, ma non sono saporite come quelle di una volta fritte nell'olio nuovo.
condite con zucchero e cannella

fatte in casa: fritte nell'olio in padella

















   La ricetta classica è povera di ingredienti: farina, patate lesse, vino Marsala, vanillina, lievito di birra, semi d'anice, latte.
Il tutto lavorato a braccia, energicamente, per ottenere una pasta molle che si copre e si lascia riposare perché possa lievitare.
Dopo qualche ora, prelevandone poca per volta con le mani, si formano delle piccole ciambelle e si friggono in abbondante olio caldo (meglio in una padella e l'olio può essere anche di semi). Vengono servite polverizzate di zucchero mescolato a cannella in polvere oppure cosparse di miele liquido. Ci possono essere delle varianti, ad esempio aggiungendo al composto le uova o il succo d'arancia, o la la farina sola escludendo le patate. La ricetta più popolare, comunque, è la prima.
   Se decidete di prepararle da voi seguite la ricetta della nonna, non usate l'impastatrice e sbattete la pasta con le braccia. E ricordatevi che una vigorosa sbattuta dell'impasto è il segreto per un ottimo risultato. Inoltre tenete presente che le 'sfinci' devono essere soffici e leggere, guai se vengono unte.     

giovedì 15 novembre 2018

Ricordo di Manfredi in una Trapani 'medievale'

coppia di figuranti
    Il centro storico di Trapani ha vissuto tre giorni immerso in pieno Medioevo per ricordare un tragico evento succeduto 700 anni fa: la morte dell'Infante di Federico III d' Aragona, re di Trinacria, e di Eleonora d'Angiò, Manfredi, deceduto accidentalmente a Trapani per una caduta da cavallo il 9 novembre 1317, all'età di 11 anni (durante una visita dei suoi genitori in città). Manfredi era figlio quartogenito di Federico III e fu duca di Atene dall'età di sei anni fino alla sua morte.
l'Infante Manfredi 
re Federico III e la regina Eleonora
il corteo in Via Torrearsa
   Le sue spoglie riposano dentro un'urna di legno decorato posta sul lato destro della navata della Chiesa di San Domenico. Una lapide vicino, e lo scettro e la corona posti sopra la piccola bara ricordano la sua morte.
il passaggio della famiglia reale
   La chiesa si trova nel vecchio centro storico ed ha annesso un convento che è stato di recente restaurato per diventare centro culturale della città.
  Per l'anniversario della morte dell'Infante la città ha organizzato una grande manifestazione intitolata 'Trapani medievale' di cui l'ultima è stata la VII edizione. L'evento è stato organizzato dall'associazione "Trapani: tradumari&venti", con la Rettoria San Domenico e con il patrocinio del Comune.

lunedì 5 novembre 2018

La 'martorana'

   A Trapani la martorana è il dolce tipico della 'Festa dei Morti' ma ormai è diventata conosciutissima e viene venduta nelle pasticcerie di mezzo mondo. Si tratta di una perfetta imitazione di frutta, verdure, pesci, frutti di mare e qualsiasi altra cosa da mangiare (dolci, pasta, uova ecc...). Viene preparata a freddo senza cottura ed ha ingredienti base semplici come acqua, zucchero e mandorle. A volerlo si può aggiungere anche del miele per renderla più morbida. La preparazione è facile: la farina di mandorle viene impastata con gli altri due ingredienti e poi colorata dopo averle dato la forma desiderata attraverso degli stampi. Anticamente veniva preparata nei conventi dalle suore che utilizzavano prodotti rigorosamente naturali e genuini. Preparata in casa o comprata è una vera golosità. Nessuno sa resistere alla sua  tentazione!